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Sons Of Anarchy - Discesa negli inferi

  • Immagine del redattore: Mattia Pescitelli
    Mattia Pescitelli
  • 11 apr 2019
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 16 mar 2021

Pochi serial televisivi riescono a distinguersi oggigiorno. Ancora meno lasciano un segno profondo nella psiche dello spettatore.

Sono passati ormai quasi undici anni dal primo episodio di Sons Of Anarchy. Un periodo, quello del suo esordio, non ancora invaso da prodotti televisivi di elevata caratura stilistica e visuale come quelli ai quali siamo abituati oggi. Tuttavia, se sul livello visivo si era ancorati al passato, a serial che nulla avevano da spartire con i modelli cinematografici, sul piano narrativo si assisteva a vere e proprie perle seriali, che cercavano di imitare il "fratello maggiore", ma che al contempo si discostavano inevitabilmente da esso.

I tempi televisivi sono ovviamente più diluiti rispetto a quelli cinematografici. Di conseguenza, si può analizzare più approfonditamente chi vive queste brevi e spesso travagliate vite finzionali. E su questo puntavano le serie del primo decennio del nuovo millennio: narrazioni potenti, costruite dall'inizio alla fine, pronte per essere raccontate e fruite. Nessuna incertezza, nessun virtuosismo tecnico. Solo emozioni forti. Intensità espressiva. Questi erano i serial non più di dieci anni fa. Questo è Sons Of Anarchy.

Il resto dell'articolo contiene spoiler riguardo tutte le stagioni. Se ancora non avete visto la serie, non andate oltre e provate a guardarla. Non vorrei essere proprio io a rovinarvi una delle narrazioni seriali migliori di sempre.

Sons Of Anarchy

Speranza

Già dalle prime puntate si nota subito che la storia che Kurt Sutter ci vuole raccontare non è facile da digerire. La felicità non è un'opzione. In cuor nostro sappiamo già che questo moderno Amleto non avrà un lieto fine. Certo, la speranza è sempre l'ultima a morire, ma quando vediamo che non c'è scampo, che non esistono vie d'uscita, allora in quel punto ci spezziamo. Ci rassegnamo e ci prepariamo per l'inevitabile.

Jax è sempre stato troppo coinvolto. Pensava di poter essere una persona migliore, di poter finalmente cambiare le cose. L'ondata di rivoluzione che avrebbe salvato il suo club e la sua famiglia. Ma sapeva bene di non poter cambiare il mondo. Perché era proprio questa la situazione: lui contro il mondo. Irlandesi, messicani, americani, russi, cinesi, italiani. Un ragazzo contro millenni di violenze e conflitti. Più di una volta sembrava che ce l'avesse fatta, che finalmente aveva cambiato le cose, ma non era mai veramente così.

Da violenza si genera altra violenza. Da morte altra morte. La verità è che non c'è mai fine. Questa è la condizione umana. Questo è il retaggio che l'uomo è destinato a trascinare generazione dopo generazione. E Jax, alla fine, l'ha capito. Non servono le parole di chi è venuto prima per cambiare una persona. Si è corrotti dalla nascita. L'unica cosa che si può fare è limitare i danni, cercare di allontanare chi si ama dalla violenza.

Il gesto che compie Jax nell'ultima puntata è significativo. Brucia tutti i diari, tutti gli appunti, tutte le foto che i figli Abel e Thomas avrebbero potuto trovare. Non vuole che la storia si ripeta. I suoi figli non devono crescere idolatrando il padre e cercando di portare a termine il suo ideale. Questo lo fa capire senza giri di parole a Nero, al quale dice di raccontare ai figli tutta la verità. Devono sapere che il padre non era un eroe, non era una brava persona, ma solo uno spietato criminale. Un illuso, come tutti. Solo così avrebbero avuto la possibilità di stare alla larga dalla vita che inevitabilmente li avrebbe attesi.

O, per lo meno, questo è ciò di cui si convince Jax. L'ultima cosa che vuole è abbandonare i suoi figli, ma capisce che per lui non c'è redenzione. Non può vivere come se nulla fosse accaduto. Sa di essere diventato tutto ciò che odiava e per questo si rassegna al suo destino. Non può essere sicuro del futuro dei suoi figli, ma non ha alternativa. Tutto ciò che può fare è avere fede.

"Quando sarà il momento, voglio che tu dica ai miei figli chi sono veramente. Non sono una brava persona. Sono un criminale. E un assassino. Voglio che i miei figli lo sappiano e crescano odiandomi."
Sons Of Anarchy

(Non) Basta avere fede

La condizione spirituale è un elemento centrale in Sons Of Anarchy. Tutta la serie gira attorno alla spiritualità dei personaggi, alle loro credenze, teologiche o meno. Uno dei temi principali che aleggia per tutta la durata della serie è proprio la fede. Ma non in Dio (o non solo, per lo meno), bensì in ciò che ci circonda. Fede che le cose si sistemeranno, che tutto andrà bene. Fede nel Sistema, nelle istituzioni. Fede nella famiglia, nel club. Questo spinge i personaggi ad agire nei modi che ritengono più opportuni.

Un esempio è il comportamento di Jax nell'ultima stagione, disposto a tutto pur di vendicare sua moglie perché si fida della parola di sua madre. Non sospetta minimamente che possa essere stata Gemma ad aver ucciso Tara. Fa tutto ciò che per lui è necessario perché ha fede nella famiglia, il valore più alto al quale crede. Quando scopre la verità, la fede scompare e tutto il suo mondo di illusioni gli crolla rovinosamente addosso.

Anche questo racconta la serie, ovvero che la fede molto spesso è ciò che ci acceca, che non ci mostra le cose per come stanno veramente. E' un costrutto che creiamo per sentirci meglio, per non farci perdere il controllo di noi stessi. Ma, a volte, è proprio la fede che si rivela la nostra rovina. La fede è la spada di Damocle che staziona costantemente sulle nostre teste. Non sappiamo quando, ma è destinata a cadere su di noi.

Sons Of Anarchy

Peccati capitali

Sons Of Anarchy è una serie tempestata di simbolismi, molti dei quali rimandano alla tradizione cristiana. L'ultima puntata è quella che ne presenta in maggior numero. Basta guardare la scena finale, quella della morte di Jax, un moderno Cristo che spalanca le braccia mentre si dirige verso il suo inevitabile destino sulla sua croce a due ruote. Dopo lo scontro mortale (identico a quello del padre), la camera si sofferma su un pezzo di pane intriso di vino. Dalla sinistra, entra in scena il sangue del giovane. Il richiamo all'Ultima Cena è lampante. La scelta di mostrare il sangue del ragazzo, tuttavia, ci fa capire che, per quanto possa sembrare un martire, non lo è affatto. Rimane un uomo, con i suoi errori e le sue colpe. Non c'è spazio per i santi, ma solo per i peccatori.

Tra l'altro, quelli che si vedono alla fine sono lo stesso pane e lo stesso vino che avevamo già visto qualche minuto prima insieme alla misteriosa entità che Jax incontra di continuo durante tutta la serie. Nella sesta stagione avevamo scoperto che probabilmente era la madre di Brooke, morta durante l'incidente di John Teller nel '93, ma capiamo subito che è molto più di un fantasma. E' la Morte, la Mietitrice che segue Jax ovunque. Ogni volta che la vediamo, qualcuno muore o è morto da poco.

Sons Of Anarchy

Il fato di Jax è segnato già dalla prima stagione, come quello del suo club, d'altronde, destinato ad essere schiacciato dall'inarrestabile passo del progresso. Quel mondo di sogni e speranze appartiene al passato. Non c'è più salvezza né libertà in quella vita. Non c'è via di fuga.

Fin da subito è una caduta incontrollata verso gli inferi. Lo dimostra anche il numero delle stagioni: sette. Numero che, con tutti questi riferimenti biblici, non sembra essere affatto casuale. Sette come i vizi capitali, come le cornici del purgatorio dantesco. E, in definitiva, il mondo nel quale vivono queste anime erranti è una sorta di purgatorio, dove tutti sono destinati ad atroci sofferenze per le azioni che commettono, sia nel bene che nel male. L'unico modo per fuggire è presentarsi alle porte della vita e chiedere di uscire. Quelli che rimangono sono destinati a cadere nuovamente nei vizi che li hanno incatenati a quel mondo.

Questo lo sanno bene Gemma, Juice e Jax che, nelle ultime puntate, accettano il loro destino. Affrontano la morte con gioia, fierezza. Perché sanno che quella è l'unica via che possono seguire. L'ultimo sentiero che è rimasto da percorrere. E allora sorridono. Sorridono dinanzi alla Mietitrice. Sorridono dinanzi alla fine. Sorridono dinanzi alla libertà.

Sons Of Anarchy


Questo è Sons Of Anarchy. Una lunghissima caduta verso gli inferi. La condizione dell'uomo contemporaneo, con lo sguardo sempre rivolto al passato. Convinto che, in qualche modo, si possa migliorare. Che, nonostante l'interminabile scia di massacri e tumulti, la generazione alla quale appartiene sia la cura al tumore dell'umanità.

Non solo. Sons Of Anarchy è anche l'impossibilità di poter cambiare le cose. Perché, indifferentemente dalle nostre azioni, l'uomo continuerà a soffrire e a far soffrire chi lo circonda. Non c'è redenzione, non c'è scampo. Tutto ci conduce esattamente dove siamo.

Tuttavia, l'uomo è testardo e, fin tanto che avrà respiro, continuerà a provare. Cercherà di salvare ciò che ama dall'annientamento. Probabilmente non ci riuscirà, ma almeno morirà con la convinzione di aver fatto tutto il possibile. Perché la fede potrà anche spezzarci, ma la speranza, quella ci rimette sempre in piedi e ci spinge a combattere per ciò che crediamo sia giusto. La speranza è il vero collante di questo mondo in pezzi. La speranza non ci farà mai arrivare alla soluzione, ma comunque ci condurrà molto vicino ad essa. E, all'uomo, tanto basta.

Sons Of Anarchy

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